una rubrica social a misura di Giovane

Armida, raccontami!

“Carissimo e carissima giovane, anche se può sembrare strano vorrei scriverti una lettera. (...) Giustamente potresti chiederti: ma cosa mi può scrivere o dire una così, che per di più ha lo strano nome di Armida? Eppure io vorrei provare lo stesso a mandarti questa lettera, perché la passione e i sogni che hanno guidato tutta la mia vita credo possano essere anche i tuoi.”

Inizia così la lettera immaginaria che Armida Barelli scrive alle giovani e ai giovani di ogni tempo, nel minuscolo libriccino edito da Ave, a cura di Barbara Pandolfi, “Vivi una vita piena - Armida Barelli scrive ai giovani”; un libro che è stato anche il nostro primo, appassionante passo nella vita di Armida. Inizia qui, con questa lettura e con la notizia della sua beatificazione, il prossimo 30 aprile in Duomo a Milano, un viaggio alla scoperta di una donna libera, indipendente e coraggiosa, che tanto ci somiglia nei sogni quanto ci fa da Sorella maggiore nel cammino di giovani donne cristiane, impegnate nella responsabilità diocesana a servizio della Chiesa e dell’Azione Cattolica.

Armida, chiamata amichevolmente Ida, nasce “quando le ragazze perbene non uscivano sole, né a capo scoperto, non studiavano nelle scuole maschili, non partecipavano alla vita pubblica”, scrive Maria Sticco in Una donna fra due secoli. Quando il cardinale di Milano la chiama per prendersi a cuore la formazione delle giovani della diocesi, andando nelle parrocchie come propagandista, Ida risponde: “Andare fuori Milano? Parlare in pubblico? No, no Eminenza, qualunque cosa, ma questo non è per me”. In seguito capita che un’insegnante domandi ai suoi alunni chi è così sciocco da andare a messa: i ragazzi si alzano in piedi con fierezza, ma le ragazze, credenti e attive in parrocchia, non si muovono. Questo fatto di cronaca scuote Armida e la convince ad accettare la proposta dell’arcivescovo, fino a quando papa Benedetto XV la chiamerà a Roma per allargare l’esperienza di Milano e fondare la Gioventù Femminile di Azione Cattolica in tutta Italia. Se siamo qui, quindi, è grazie a lei. Ed è per questo, per un profondo senso di gratitudine e perché crediamo che Armida abbia molto da dire e da raccontare ancora oggi alla vita di tante e di tanti, che abbiamo deciso di farla conoscere a chi non la conosce o la conosce meno: i Giovani e i Giovanissimi, in particolare, ma anche tutti i soci e le socie delle nostre associazioni.

Dal 15 marzo al 30 aprile, giorno in cui sarà Beata, ogni martedì uscirà nei principali canali social una piccola finestra su Armida Barelli a misura di Giovane e di Giovanissimo. Una rubrica settimanale, quindi, che nasce dalla stretta collaborazione tra l’AC di Vicenza e l’AC di Padova e che troverà il modo di raggiungere anche tutti gli aderenti tramite posta elettronica. Non tanto e non solo per narrare i passi di Armida, ma soprattutto per intrecciare i propri passi con i suoi: otto parole tracceranno il sentiero e apriranno strade nuove, perché la vita di un testimone dà frutto nel momento in cui incontra la vita di qualcun altro che, meravigliato o incuriosito, si mette in cammino. Armida, infatti “ci parla non come chi ha più esperienza di noi ed è in grado di dare una soluzione per tutto, ma come chi, in un’altra epoca e in un altro contesto, ha dovuto fare i conti con i propri sogni, con le fatiche del presente, con le paure e le angosce tipiche di chi si trova a dover prendere decisioni importanti per il futuro”, scrive Luisa Alfarano, già vice-giovani nazionale, introducendo il libriccino con cui è iniziato questo articolo, e continua: “Sembrerà strano leggere le sue parole e ritrovarsi a pensare quasi le stesse cose, nonostante il momento storico diverso in cui noi e lei abbiamo vissuto. Sarà affascinante farci travolgere dalla sua storia e dalle sue domande, provando a farle nostre, calandole nella nostra quotidianità”. L’attenzione a tutte, in particolare, affinché ciascuna possa vivere con creatività e libertà in ogni ambito sociale, culturale, politico ed ecclesiale, rimane una sfida grande del nostro tempo, che ancora in molti contesti vede la donna ridotta a una dimensione ancillare. Racconta Maria Dutto, già responsabile dell’Ufficio Pubbliche Relazioni dell’Istituto Toniolo, che la Barelli insegna alle giovani “a stare davanti alle autorità civili e religiose con dignità, vincendo timidezze e paure. Senza presunzioni e disobbedienze, ma con la forza dettata dalla consapevolezza della necessità di percorrere strade nuove nell’educazione, nell’annuncio del Vangelo, nella carità”, chiamando a collaborare tutti i ceti “dalle ragazze borghesi alle contadine (...). Le invita a uscire, talvolta a lasciare la famiglia (...); partono la domenica, a piedi, in bicicletta, in treno per raggiungere città e paesi, per incontrare altre giovani desiderose di conoscere le nuove prospettive che la Gioventù Femminile intende offrire. Vivono una vita di fede, non più soltanto di devozioni, nutrendosi di letture impegnative e fondanti. Abituate da secoli a “sussurrare” e parlare solo all’interno delle loro case, ora le giovani si cimentano, nelle nascenti associazioni e nei gruppi, a tenere lezioni, arrivano a parlare nelle Chiese e nelle piazze”.

Insomma, conoscere Armida è appassionante e più la conosciamo, più ci sentiamo sorelle, in cammino con lei. Che questa passione circoli tra quante e quanti lavorano senza posa, ma soprattutto amano, amano, amano! A martedì, sui nostri canali principali.

Silvia Marin e Sofia Livieri,

vicepresidenti giovani delle diocesi di Vicenza e Padova